Ricomposizione e integrazione San Giovaninno

Posted in Prodotti

Verso la fine del 1994 sono arrivati all’Opificio delle Pietre Dure diciassette frammenti marmorei appartenenti a quella che fino al 26 luglio 1936 era stata la statua del San Giovannino di Ubeda, ritenuta nel 1930 da Manuel Gomez Moreno a Michelangelo. Più di recente l’attribuzione e stata ripresa e sostenuta da Francesco Caglioti sulla base di nuovi studi, anche di carattere stilistico, iconografico e documentario. Quella data del 26 luglio 1936, infatti, segna la fine dell’integrità della scultura, collocata nella nicchia a sinistra sopra l’altare della Cappella del Salvatore a Ubeda in Spagna: quel giorno la statua fu profondamente danneggiata dalla furia iconoclasta dei Repubblicani, durante la Guerra Civile spagnola, insieme alle altre sculture sovrastanti l’altare, fatta eccezione per quella del Salvatore, nel retablo di Alonso Berruguete, piu in alto e, quindi, inaccessibile. Dopo gli accordi opportunamente presi tra il Duca di Segorbe, proprietario della Cappella e l’allora soprintendente dell’Opificio delle Pietre Dure, Giorgio Bonsanti, i frammenti sono stati trasferiti a Firenze e da quel momento si sono susseguiti ipotesi di montaggio e varie progettualità. A questo proposito corre l’obbligo ricordare il piano messo a punto da Annamaria Giusti nel 2000 con Giorgio Accardo, direttore del Laboratorio di Fisica e controlli ambientali dell’Istituto Centrale per il Restauro di Roma, con le tecniche digitali 3D, ma che mancando del supporto imprescindibile di una completa ricognizione fotografica, produsse un modello molto lontano dal vero, in scala 1:4. Solo nel 2011 il lavoro ha cominciato a decollare grazie a Francesco Caglioti che ha contemperato, in maniera assolutamente esemplare, gli interessi di anni di studio approfondito su questa scultura con le necessita conservative, affidandoci tutte le foto rinvenute in grande parte nella fototeca del Kunsthistorisches Institut e grazie al rapporto gia stabililito, l’anno precedente, con la ditta UNOCAD di Altavilla Vicentina. Dopo il rilievo dei frammenti, da cui ne sono stati opportunamente estrapolati tre, evidentemente erratici, e la realizzazione del 3D, si e passati alla fase della prototipazione in nylon e vetro.




Premesso che era necessario, sulla base delle scelte metodologiche concordate dal consiglio scientifico (Marco Ciatti, Giorgio Bonsanti, Francesco Caglioti, Cecilia Frosinini, Maria Cristina Improta) che le parti contemporanee aggiunte, fossero assolutamente riconoscibili e ritrattabili, il materiale delle prototipazioni doveva essere inerte, sia da un punto fisico che chimico, rispetto al marmo. Il punto di maggior difficolta nel montaggio era rappresentato dal bacino (ca. 50 kg.) che ha comportato la realizzazione di una complessa struttura di metallo con una piastra d’acciaio. Le prototipazioni, realizzate con grande professionalità dalla UNOCAD, sono state montate con l’uso di magneti, in modo da garantire in qualsiasi momento un rapido smontaggio. Le stesse sono state rilavorate con la polyfilla, un gesso sintetico, su cui successivamente sono state eseguite delle patinature, per ammorbidire e abbassare il contrasto tra integrazioni e parti originali. La testa del Santo, il più rappresentato nella storia dell’arte occidentale, e quella che maggiormente allude, nelle carbonizzazioni del frammento con gli occhi fortunatamente intatti, agli orrori di quella giornata d’estate del 1936. Le vistose tracce di fuoco sono state abbassate dopo la pulitura con un controllatissimo laser: invece non si e potuto far niente per il modellato, molto penalizzato, dei capelli. Il gesto magistralmente risolto della ciotola sotto l’ascella che nel momento della presa determina lo spostamento del muscolo del braccio del Santo fanciullo e una straordinaria prova di conoscenza anatomica, degna di un grandissimo scultore. La scelta invece di non riproporre il dito indice della mano destra, verosimilmente puntato verso il cartiglio del piccolo Profeta per sollecitare l’attenzione del osservatore, e stata dettata dal fatto che il dito che appare nella documentazione fotografica non era quello originale, ma reinventato: sarebbe stato quindi criticabile riproporre un indice di pura fantasia.


Dal 24 giugno scorso Il San Giovannino e stato esposto nel Museo dell’Opificio delle Pietre Dure fino a novembre 2013. Successivamente e stato allestito a palazzo Grimani a Venezia. Il viaggio di rientro della scultura in Spagna avverrà verosimilmente alla fine di febbraio 2014: la movimentazione sarà attuata, come quella precedente, con una cassa opportunamente studiata e con l’indispensabile complemento di un guscio in polistirene realizzato sempre grazie alla raffinata esperienza e alla sensibilità di Ivano Ambrosini.

Cristina Improta - Direttore Settore Restauro dei Materiali Lapidei - dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze

(Download PDF Gusci ...) 

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili. Clicca Qui! per Approfondire... . Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta.