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Mozia

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E’ un sabato d’inizio 2012, il 25 di febbraio, e mi sto incamminando dal museo verso l’area K dell’isola di Mozia. Con me due amici marsalesi, Nino Monteleone e Peppe Pocorobba, entrambi in forza alla Fondazione Whitaker, custodi di questo fantastico sito archeologico fenicio. Colgo l’occasione, unica, per carpire da Nino qualche notizia esclusiva: proprio lui nel 1979 e nel luogo della nostra destinazione, scopri sotto un cumolo di terra e sassi, la statua che da quel giorno tutti chiamano “Il Giovane di Mozia”.

Quel venerdì, il 26 di ottobre si stava di fatto ultimando le pulizie sugli scavi, prima delle foto di rito a conclusione dei lavori della campagna stagionale. E proprio quel giorno il destino volle che tornasse alla luce quella straordinaria scultura, in marmo bianco cristallino, rappresentante un giovane atleta, ma vecchia di 2500 anni. C’era vento di scirocco quel giorno - continua Nino - e si voleva, sotto lo sguardo ferreo del professore Gioacchino Falzone, accelerare le operazioni di chiusura, il sabato non si sarebbe infatti lavorato. Vicino a me, l’archeologa Gabriella indifferente alle mie parole circa una pietra dura che mi rendeva difficile il compito con la sola picozzina. Decisi allora di prendere il piccone, continua - ma quando affondai il colpo netto un suono metallico si diffuse nel cantiere, mentre il caposquadra selinuntino Vito Etiopa, seduto li vicino su di un sasso sopra di una trincea si mise a gridare: u marmo, u marmo ...


Siamo giunti nel frattempo sul luogo del ritrovamento, e Nino mi invita a scendere, con lui e con la massima attenzione, nello scavo. Oggi la natura e le intemperie stanno lentamente erodendo i muri dei diaframmi di accesso, ma l’ambiente sprigiona ancora delle incredibili sensazioni e pensando alla statua, che ben conosco per averne realizzato una replica per il Museo Gipsoteca dell’Università “La Sapienza” di Roma, mi sembra quasi di toccarla, rivivendo cosi, l’emozione dei fortunati presenti di quel giorno. Chiedo allora a Nino di indicarmi ancora una volta il punto preciso della scoperta e a Peppe di immortalarci con una foto, in quel posto che non dimenticherò mai.


Ivano Ambrosini, CEO UNOCAD Art Division

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